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  • pvalente 11:57 pm on 1 January 2012 Permalink | Replica
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    Un accenno di maestrale aveva rinfrescato la terrazza, esposta al sole del tramonto. Già ne guadagnava la trasparenza dell’aria e la forza dei colori. La casa del vecchio Luca era posta in cima ad un sentiero che dal porto saliva su in paese costeggiando le alte spalliere di fichi d’india, i cespugli di mirto ed un sottile canneto. Oltre questo una florida bouganvillea nascondeva alla vista dei più la bianca costruzione di pietra al cui fresco riparo Luca aveva affidato gli anni della sua vecchiaia. La balaustra bianca si stagliava con nitore sul mare delimitando un recinto familiare ai pensieri del vecchio. Al culmine della calura estiva tornavano a sorprenderlo gli odori delle stoppie e il calore che dal pietrame continuava ad erompere fino a sera, corrompendo l’aria con l’aroma dolciastro dei fichi d’india. Sopra ogni cosa lo rassicurava il ritrovarsi ad attraversare spazi accecanti di luce, come una lucertola della sua infanzia. Si, una lucertola. Questo poteva definirsi in quei giorni di acme della canicola. E come una lucertola percorreva oziosi sentieri tra le pietre bianche del villaggio, lungo scombinati pensieri. Il vecchio Luca si soffermava ad osservare l’isola lontana, posandovi sopra uno sguardo denso, capace di sfiorare il profilo del monte e riportare alle dita l’aspra rugosità del costone. Lenzuola bianche oscillavano ancora fresche, sulla terrazza, assorbendo luci ed ombre. In quale dimensione era assorto il vecchio? In quale tempo o ricordo si era inoltrato? Quale sentiero odoroso percorreva la sua mente? Bruscamente, ancora muto, aveva ripreso a grattarsi il capo, sopra l’orecchio destro. Lo sguardo perso sul mare, apparentemente privo d’emozioni. Continue variazioni del paesaggio mentale venivano a visitarlo, come portate da un moto ondoso sul filo di un orizzonte sempre nuovo. Il profilo delle isole nitidamente tornava a impressionargli la retina, con l’azzurra densità della lontananza invincibile. Tutta la vita aveva speso nel tenere lontano da sè quell’isola del desiderio, dove ragazzo aveva assaporato il sogno, la dolcezza e il dolore. Invincibile, il suo cuore aveva oltrepassato montagne di giorni, oscure angosce e urticanti fatiche, chiuso come uno scudo vermiglio sul mondo. A difesa di cosa? Per chi e per cosa aveva vissuto? Aveva vissuto?
    Sebbene continuasse a porre domande a se stesso, non sperava più di ricevere una qualche risposta. Si accontentava di rilevare la freschezza resistente della vinca rosea, l’intensità della rossa macchia di gerani, l’assenza di fioritura della piombaggine nelle ciotole di terracotta agli angoli della terrazza e l’odore del mare che la brezza leggera gli portava. Assorto, sedeva.

     
  • pvalente 11:02 pm on 1 January 2012 Permalink | Replica
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    La definizione che più corrisponde all’atto di meditare trovo sia il “semplice ascolto di ciò che c’è”. Un ascolto non giudicante, aperto, accogliente, rivolto alla realtà esteriore ed interiore. Gli organi sensoriali da un lato e la coscienza dall’altro raccolgono elementi di conoscenza nitidamente, separando un suono da un altro, codificando mappe spaziali, elencando scansioni corporee, emozioni, pensieri, sentimenti, nel loro continuo divenire. Il risveglio della coscienza sul “limes” interiore/esteriore rende possibile l’intenzionale espressione di senso, l’assunzione di un ritmo attinente ad un campo vitale interdipendente. Che relazione intercorre tra l’oscillare luminoso delle foglie primaverili di melograno e l’emozione che coglie il mio vedere? Ciò che si produce in me, il sentimento che porta il mio volto all’incontro con la bellezza del melograno ha in sè una risonanza trascendente? Quale eco produce l’incontro degli esseri viventi? Il semplice ascolto meditativo dà forma al grano di tempo che ci attraversa. Intorno fiorisce la bellezza, di continuo muore la bellezza. Nel campo del divenire nulla resta immutato.

     
  • pvalente 9:58 pm on 29 December 2011 Permalink | Replica
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    lo spazio (divino) contiene il sogno (umano)

     
  • pvalente 3:45 pm on 29 December 2011 Permalink | Replica
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    Vado convincendomi della possibilità che ogni corpo sia provvisto di una “forza di attrazione” sullo spaziotempo in cui è immerso. Può essere tale da modificarne lo stato e l’evoluzione? E’ possibile affermare che non c’è nulla di ininfluente nella “realtà”? Sia per quanto attiene al livello materiale che a quello immateriale? Sia per le forze note che per quelle sconosciute? Ogni variazione della forma, la sua semplice espressione, non condiziona, forse in termini di risposta attrattiva, avversiva e neutra, lo spaziotempo? E’ questo un evento istantaneamente interrelato? Può un concetto di “interdipendenza gravitazionale” permettere d’immaginare una “realtà” in continua trasformazione per opera del “vivente”, nel sostegno della trama spaziotemporale? E la misteriosa trama, ci ama?

     
  • pvalente 8:53 pm on 28 December 2011 Permalink | Replica
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    lo spaziotempo
    coltiva le sue perle
    nascostamente

     
  • pvalente 11:47 pm on 23 December 2011 Permalink | Replica
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    “Quando mi volto indietro a guardare il passato e penso a tutto il tempo inutilmente sprecato, a tutto quello che ho perduto in traviamenti, in errori, nell’ozio, nell’incapacità di vivere, a quanto poco ho saputo apprezzarlo, a quante volte ho peccato contro il cuore e contro lo spirito, il cuore mi sanguina. La vita è un dono, la vita è felicità, ogni istante potrebbe essere un secolo di felicità. Si jeunesse savait!”

    Fëdor Dostoevskij, Lettera a Michail M. Dostoevskij.
    Pietroburgo. Fortezza di Pietro e Paolo, 22 dicembre 1849.

     
    • paolalovisolo 1:32 pm on 29 dicembre 2011 Permalink | Replica

      così Borges… in età “avanzata”
      penso di condividere in parte ma aggiungere anche che secondo me e scelte vanno prese – improvvise -
      senza ritorni.
      un saluto a te.
      paola

  • pvalente 1:09 pm on 18 December 2011 Permalink | Replica
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    “Il modello della serendipidity si riferisce all’esperienza, abbastanza comune, che consiste nell’osservare un dato imprevisto, anomalo e strategico, che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria, o all’ampliamento di una teoria già esistente”. Robert K. Merton

     
  • pvalente 9:13 pm on 17 December 2011 Permalink | Replica
    Etichette: fotografia, India,   

    Pescatori che salpano. Puri, 2011.
    photo by David Valente

     
  • pvalente 3:47 pm on 17 December 2011 Permalink | Replica
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    Sono stato a Fuente Vaqueros, nella casa natia di Federico Garcia Lorca.
    E ho trovato il vecchio pozzo, i pioppi, il tabacco, la terra, le arance dolci con il baccalà cotto nel limone.
    Sono stato a Fuente Vaqueros, la sua culla dondola ancora.

     
    • paola lovisolo (nevedicarne) 1:50 pm on 29 dicembre 2011 Permalink | Replica

      si beve in luoghi come questo da te visitato.
      ed è provvista alla sete per molto tempo.
      questo tuo luogo di scrittura lascia il tempo
      per pensare. bello. per l’ invadenza, scusa.
      paola

      • pvalente 3:19 pm on 29 dicembre 2011 Permalink | Replica

        benvenuta. grazie delle belle parole. mi fanno bene.

  • pvalente 12:20 am on 6 October 2011 Permalink | Replica
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    fertile vuoto,
    nelle foglie lucenti
    vibra, dimora. 

     
    • pitagox2 10:37 pm on 27 novembre 2011 Permalink | Replica

      la foglia si
      posa lentamente
      veste berlino.

      bello, bello il tuo!

      [ciao pvalente! fammi sapere dove ti trasferisci (?)]
       

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